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    Nick Brandt : Across The Ravaged Land

     

    Figure 1 – La grande Matriarca : prima

    Figure 2 – La grande Matriarca : dopo

    Questa mia piccola recensione è dedicata ad un lavoro splendidamente eseguito dal fotografo inglese Nick Brandt e splendidamente illustrato in un hardcover che ho prontamente ordinato su internet.

    Si tratta di fotografie rigorosamente in bianco e nero, scattate in analogico e la cui unica concessione digitale sono mascherature e aggiustamenti di toni, che hanno come soggetto l’imminente pericolo di estinzione degli elefanti dell’Est Africa (ma non solo) a causa dello smisurato valore che l’avorio ha raggiunto nei paesi emergenti orientali ove stupide credenze assegnano particolari poteri taumaturgici e afrodisiaci a questo pregiato materiale; Nick riporta come 500mila dollari il valore di una singola zanna!

    L’effetto netto è l’esponenziale crescita del bracconaggio che proietta in una agghiacciante spirale l’imminente completa estinzione degli elefanti africani (si parla di 10-15 anni). Il valore dell’avorio ha raggiunto valori troppo alti per non allettare i bracconieri di un continente così povero.

    Il lavoro di Nick si concentra sul parco nazionale di Amboseli ai confini tra Kenya e Tanzania; si tratta di savana, con pochissimi alberi, ove gli animali non possono e non riescono a nascondersi; il racconto e le fotografie di Nick sono strazianti, la chiave di lettura dell’autore è rappresentare il prima e successivamente il dopo, cioè rappresentare gli animali nel loro habitat naturale e poi rappresentarne i resti, nel medesimo posto. Resti sotto forma di zanne, di teste imbalsamate e non solo di elefanti ma anche di grandi felini, anch’essi minacciati dalla cieca e vorace richiesta orientale. L’autore mette l’accento anche sul fatto che se questo succede in uno dei paesi più in vista dell’africa orientale, la Tanzania, in altri paesi ancora più poveri il massacro si compie nel silenzio più assoluto.

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    Mostra di Franco Fontana all’Istituto di Scienze, Lettere ed Arti a Venezia: recensione ed incontro con l’autore

     

    E’ ancora con enorme piacere che pubblichiamo la recensione, con anche la descrizione del breve incontro con il Maestro, che il nostro (Grande!) Pino Alessi, oramai diventato a tutti gli effetti l’inviato di Fotoavventure nelle terre venete (ed è occasione per noi per ringraziarlo per l’impegno e la disponibilità), ha realizzato e scritto per tutti i Fotoavventurieri…cliccate per visualizzare l’articolo in pdf:

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    Recensione mostra di Salgado a Venezia

    E’ con grande piacere che pubblichiamo la bella recensione di Pino Alessi (Grandepino sul forum di Fotoavventure) della mostra di Salgado alla Casa dei Tre Oci a Venezia.

    Un ringraziamento da parte mia e da parte di Fotoavventure tutta a Pino, che ci ha regalato un momento di condivisione di cultura fotografica realizzato con bravura ed impegno, grazie ancora!!!!

     

     

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    Alla ricerca del Santo Graal: “La cibachrome digitale”

    Da anni sto cercando, dopo la “carneficina” digitale,  di ritrovare quel look anni 80-90 che solo la carta ciba-ilfochrome sapeva dare. Parliamoci chiaro, a meno di clamorosi colpi di scena, assai improbabili vista la complicazione nel processso produttivo sia del materiale che dei chimici e i relativi costi, quell’epoca se n’è andata per sempre.

    Ma non è detto che la ricerca del passato sia sempre la via da seguire, anzi, bisogna abbracciare i nuovi mezzi espressivi e cercare di usarli al meglio. Tuttavia si tratta di un amore non del tutto sopito e, sotto sotto, ho sempre tenuto d’occhio l’evoluzione della stampa inkjet per vedere se qualche materiale potesse avvicinare e magari, perché no, superare il vecchio ciba.

    Ebbene, posso dire senza tema di smentita che i progressi al riguardo ci sono stati e che, sebbene “quel” look sia oggettivamente inarrivabile,  sono disponibilli delle carte che ci si avvicinano molto e anzi, mettendo sul piatto della bilancia la relativa semplicità della stampa digitale e le infinite possibilità creative e di intervento, alla fine siano pure preferibili.

    C’è una differenza di fondo che dà origine al gap tra le due tecnologie: nella vecchia Cibachrome i dye erano letteralmente immersi nell’emulsione e rivelati chimicamente all’interno di essa; davano una tridimensionalità ed una profondità inarrivabili; al contrario la stampa inkjet deposita, a posteriori,  il colore in superficie e quindi si presenta come un qualcosa di radicalmente diverso. Ma come già detto non ha senso rimpiangere i tempi andati anche perché il cibachrome era un materiale difficile da trattare; solo certe fotografie rendevano bene, e solo dei veri “guru” del calibro di Michael Fatali e Christopher Burkett erano in grado di  controllarlo al meglio, magari tramite complesse tecniche di mascheratura per gestire al meglio il contrasto. Insomma, per noi comuni mortali , erano comunque più dolori che gioie.

    Ma veniamo alla breve rassegna di carte inkjet “simil-cibachrome”. Per i test ho utilizzato la mia Epson R2880  dotata di inchiostri a pigmenti originali.

    Pictorico Hi-Gloss White Film

    Cattura

    Partiamo con la nota Pictorico Hi-Gloss White Film, molto famosa nella prima metà degli anni 2000, ora sembra caduta un po’ in disgrazia; dopo avere ripreso a stampare con la inkjet ne ho subito ordinato una campionatura  (si tratta di un prodotto piuttosto costoso non reperibile in Italia).

    Primo scoglio, non sono disponibili presso il produttore i profili canned per la mia Epson r2880. Quelli per altre stampanti, anche molto simili alla mia, non sono  adatti. Solo grazie al puntuale e gentilissimo aiuto di Fabio Bussi (fabiobi) sono riuscito a profilare la stampante per questa carta.

    I risultati, dopo qualche prova, confermano le impressioni del passato, bella carta, molto lucente e riflettente, più opalina che metallizzata, ma tutto sommato non così eccezionale. Forse i proclami di cibachrome digitale di qualche anno fa erano un tantino azzardati; un bel materiale sì ma poco metallizzato e con tanto bronzing. Considerato anche il costo e la reperibilità scarsa, ho deciso di passare oltre.

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    RECENSIONE BANCO OTTICO 8×10″ STENOPEIKA

    E’ con enorme piacere che pubblichiamo la recensione di una nuova folding 8×10″ di progettazione e fabbricazione italiana, realizzata dai nostri amici di Stenopeika:

    RECENSIONE BANCO OTTICO 8×10

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